Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy

Venerdì, 23 Agosto 2019
itenfrdees

Search

Rubriche

« August 2019 »
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  

Sissy Trovato Mazza, il padre dell’agente morta scopre un biglietto scritto all’ex direttore del carcere

Posted On Lunedì, 28 Gennaio 2019 10:10
Maria Teresa Trovato Mazza Maria Teresa Trovato Mazza

La soluzione al mistero della morte dell’agente di polizia penitenziaria conosciuta come Sissy è da cercare nella letttera trovata dal padre della vittima in un cassetto? È nei fatti gravi di cui parla Maria Teresa Trovato Mazza - morta a 28 anni il 12 gennaio scorso dopo due anni di coma - la spiegazione di quel colpo di arma da fuoco alla testa che l’ha prima ridotta in fin di vita e poi uccisa? I fatti gravi sono i soprusi e quei festini a base di droga che si sarebbero consumati nell’istituto penitenziario della Giudecca e di cui sembra Sissy volesse denunciare l’esistenza? Domande cui solo un’approfondita inchiesta, forse, potrà dare risposte.

Intanto il gip del Tribunale di Venezia ha affidato a due periti il compito di analizzare la pistola di ordinanza, trovata accanto alla giovane agente agonizzante, quel maledetto primo novembre 2016. Il giudice ha chiesto di accertare se sull’arma ci siano tracce di dna diverso da quello di Sissy. La genetista Luciana Caenazzo e l’ingegner Nicola Chemello: sono loro i due tecnici chiamati dal pm Elisabetta Spigarelli per fare ulteriore luce sul "caso Sissy", la 29enne poliziotta penitenziaria trovata in un lago di sangue l’1 novembre 2016 in un ascensore dell’ospedale di Venezia con un proiettile in testa e morta due settimane fa dopo due anni di agonia. Giovedì mattina il magistrato ha affidato gli ultimi due accertamenti integrativi - l’esame del Dna sulla pistola e l’analisi del suo computer - che il gip Barbara Lancieri aveva chiesto alla procura, accogliendo in parte l’opposizione all’archiviazione sul caso presentata dalla famiglia di Maria Teresa Trovato Mazza.

Per il pm Spigarelli infatti si è trattato di un suicidio anche il procuratore capo Bruno Cherchi è tornato sulla vicenda. "L’indagine era stata fatta bene - ha spiegato - Faremo gli ulteriori accertamenti e se troveremo qualcosa di nuovo lo valuteremo". La famiglia invece ha più di qualche perplessità. In realtà sul fronte giudiziario l’avvocato Fabio Anselmo non ha mai voluto adombrare una versione alternativa, ma ha semplicemente sottolineato alcune incongruenze e carenze delle indagini. I famigliari hanno invece sostenuto l’ipotesi che a ucciderla possa essere stata un’altra persona.

Ma quale sarebbe il movente? Negli ultimi giorni, dopo la morte di Sissy, si è riparlato molto del fatto che la giovane poliziotta avesse scoperto che nel carcere femminile della Giudecca avvenivano "fatti gravi che riguardano le mie colleghe", come aveva scritto in una lettera indirizzata alla direttrice Gabriella Straffi, ma in realtà mai spedita e trovata in un cassetto dal padre Salvatore: c’è chi ha parlato di spaccio di droga, di festini con cellulari, di baci tra agenti e detenute. Sissy avrebbe tentato di parlare con i superiori e anche con la stessa direttrice, che però - secondo le testimonianze di alcune persone a lei vicine - non le avrebbero dato ascolto.

Lo stesso Salvatore Trovato Mazza ha più volte ammesso che Sissy era molto scossa da questa vicenda e anche l’allenatore della squadra di calcetto per la quale giocava aveva ammesso che gli aveva parlato di problemi sul lavoro. Il sito Fanpage, che aveva lanciato lunedì la notizia della lettera, ha raccolto la testimonianza di una ex detenuta, che ha raccontato come la giovane avesse intercettato della cocaina in carcere, che arrivava in lavanderia e poi veniva nascosta nella plafoniera di una stanza, evitando così i cani anti-droga.

"Temo che quel giorno Sissy sia stata vittima di un tentativo di intimidazione finito male", si è lasciata sfuggire la donna.Il gip Lancieri, a fine ottobre, aveva ordinato al pm di acquisire i tabulati delle celle telefoniche dell’ospedale, per verificare la presenza di numeri sospetti. Ma anche di rilevare se sulla pistola c’erano tracce di Dna, visto che stranamente non c’erano impronte digitali, nemmeno della poliziotta. C’è poi il "giallo" del computer portatile di Sissy, che lei stava usando nei giorni della tragedia (aveva scritto a un’amica che era "piantato"), ma che era arrivato alla famiglia formattato. Un altro perito, invece, dovrà recuperare i dati del personal computer della ragazza, considerando che è stato trovato inspiegabilmente vuoto. Si infittisce il mistero attorno alla morte della giovane agente penitenziaria.

 

 

Search