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Sissy Trovato Mazza aveva dei lividi. Aveva scoperto un traffico di droga e la relazione tra una collega e una detenuta

Posted On Giovedì, 31 Gennaio 2019 10:15
Sissy Trovato Mazza Sissy Trovato Mazza

S'infittisce il mistero intorno alla morte di Sissy Trovato Mazza. L'agente di polizia si è spenta il 12 gennaio dopo due anni di coma, ridotta in stato vegetativo da un colpo di pistola esploso da mano ignota nel vano dell'ascensore dell'ospedale civile di Venezia, dove era in servizio esterno. Fanpage.it ha raccolto la testimonianza di alcune anonime detenute del carcere di Giudecca, dove Sissy prestava servizio. Secondo loro, la sua morte non è stata un caso, ma chi ha colpito voleva ucciderla perché aveva scoperto troppe cose: spaccio di droga all'interno del carcere e una relazione tra una detenuta e un'agente.

Si legge su Fanpage:

"Ora che Sissy è morta, deve venire fuori tutta la m**a della Giudecca, dirò tutto. So che Sissy aveva scoperto la presenza di droga, parliamo di cocaina, per essere precisi e so anche dove veniva nascosta e come veniva tenuta lontana dalle perquisizioni. Quando arrivavano a controllare i cani antidroga venivano trattenuti per un po' giù, mentre la coca veniva nascosta nelle plafoniere della cella 2, dove certo i cani non potevano raggiungerla".

La cocaina, spiega la detenuta, arrivava dal battello che porta dentro i capi da lavare. Sempre secondo la donna, Sissy aveva segnalato la relazione illecita di una collega con una detenuta e la sua morte è stata la conseguenza di un tentativo di intimidazione finito male. "Era una persona pulita, per questo lì non stava bene".
Un'altra detenuta racconta che, pochi giorni prima di esser colpita, l'agente mostrava vistosi lividi sulla mano. A una richiesta di spiegazioni, lei avrebbe risposto: "E se ti dicessi che mi hanno menato?".

Respinge questa ricostruzione l'ex direttrice del carcere di Venezia in una lettera inviata a 'Il Gazzettino'. Gabriella Straffi racconta che durante il suo incontro con l'agente, il 30 settembre 2016, lei non ha fatto accenno a nessuna vicenda legata al traffico o all'uso di stupefacenti in carcere.

"L'agente Trovato Mazza - precisa Straffi - mi parlò di dichiarazioni confidenziali raccolte da alcune detenute e che riguardavano esclusivamente un comportamento scorretto di un'agente nei confronti di una detenuta". "Mai, in nessuna circostanza - aggiunge - né in quel frangente e neppure in passato, l'agente Trovato Mazza mi riferì di scambi di stupefacenti all'interno dell'istituto". L'ex direttrice, inoltre, sottolinea che le detenute vengono "sottoposte assiduamente a esami tossicologici", che vengono "eseguite perquisizioni periodiche anche con l'ausilio di cani antidroga fatte".

 

 

Fonte: huffingtonpost.it

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