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Difficoltà ad effettuare investimenti pubblici nel Mezzogiorno e nel Paese. Approvato il decreto sblocca cantieri

Posted On Sabato, 20 Aprile 2019 09:52
Alessandro Bianchi Alessandro Bianchi

In occasione di un interessante convegno organizzato qualche giorno fa dalla Svimez sulle politiche di coesione in Europa, tra austerità e nuove sfide, il direttore della Svimez, Alessandro Bianchi, in una dichiarazione pubblicata dal Sole 24 Ore, ha precisato che non si riescono a spendere nel Mezzogiorno 20 milioni di euro, che potrebbero fare aumentare il PIL di due punti. Se come ha sottolineato Bianchi i tempi di attuazione delle opere pubbliche sono in media di circa 5 anni, per arrivare a 15 anni per le opere in cui la spesa è superiore ai 100 milioni euro, se si ha grande difficoltà a spendere notevoli risorse assegnate alle Regioni, con notevole scarto tra le somme stanziate e le somme effettivamente spese, c'è evidentemente necessità di rivedere tutte le procedure di analisi pianificazione attuazione e controllo degli investimenti nel Mezzogiorno e in tutto il Paese.

Finora mi sembra non si sia riusciti però ad individuare soluzioni per aumentare la quantità e la qualità degli investimenti. Con il decreto sblocca cantieri, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 18 aprile, il Governo ha introdotto disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici. Spero siano in qualche modo efficaci, anche se non mi sembra che da sole possano avere grande impatto. Dopo che nel settore delle costruzioni sono stati persi 600.000 occupati dal 2008, come è stato sottolineato più volte anche dall’Associazione nazionali costruttori e nel corso dello sciopero generale del 15 marzo dei lavoratori dello costruzioni a Roma, c’è necessità di ripensare radicalmente la politica degli investimenti pubblici e le procedure di attuazione a livello europeo nazionale e regionale.

Non è possibile stanziare notevoli risorse e poi non riuscire spenderle, essendo poi costretti ad investirli, pur di non perderle, per realizzare in alcuni casi progetti “sponda” di enti come Anas o Ferrovie delle Stato, “coerenti” con quelli programmati, ma tra l’altro anche con finanziamenti sostitutivi e non aggiuntivi rispetto a quelli ordinari. Così come non è possibile che tra un ciclo di programmazione europea e un altro in molti settori strategici si blocchi ancora tutto per circa due anni, come è avvenuto anche dopo il 2015. Bisogna prendere atto amaramente che all’inizio degli anni 90 è stato cancellato l'Intervento Straordinario nel Mezzogiorno, contribuendo però a peggiorare e non a migliorare la situazione dell'intero Paese, aggravando la crisi di intere filiere produttive, favorendo l'emigrazione dei giovani e la chiusura di imprese e studi professionali soprattutto nelle regioni meridionali.

 

Vincenzo Gallo

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